LA FAUNA ITALIANA

Fauna è un termine collettivo utilizzato per indicare l’insieme delle specie animali che risiedono in un dato territorio o in un particolare ambiente, oppure appartenenti ad un determinato taxon o viventi in un preciso periodo storico o geologico. Il nome deriva dall’omonima figura mitologica, la dea romana Fauna. Il termine corrispondente usato in botanica per le piante è la flora.
LA DEFINIZIONE DI FAUNA SELVATICA
La definizione giuridica della fauna selvatica è la seguente “insieme delle specie di mammiferi e uccelli dei quali esistono popolazioni che vivono in stato di naturale libertà, stabilmente o temporaneamente, sul territorio nazionale o vi sostano per brevi periodi.
Tale definizione porta in se una serie di contenuti ben precisi:
- Tipologia della fauna tutelata: le classi zoologiche di Mammiferi e Uccelli.
- Esistenza di popolazioni: ossia un elemento che rappresenta un dimensione o meglio un numero tale che ne consenta la capacità di riproduzione e di mantenimento della popolazione. La legge a tal proposito definisce un elenco di specie particolarmente tutelate per la scarsa consistenza della popolazione e di specie con popolazione in buona salute che nei tempi, con i modi e nei numeri indicati possono essere parzialmente prelevate.
- Vivere in stato di naturale libertà: definisce l’attitudine all’essere selvatico e non legare il proprio ciclo vitale alla gestione umana diretta come nel caso degli animali domestici.
LA TIPOLOGIA DI PRESENZA DI ANIMALI NEL TERRITORIO
La presenza delle specie animali nel territorio nazionale può essere: Stabilmente o temporaneamente.
A tal proposito la fauna selvatica viene ordinariamente differenziata in:
- Migratoria: caratterizzata da un ciclo vitale che la porta a spostarsi da un territorio ad un altro, con migrazioni anche intercontinentali, alla ricerca di condizioni ottimali per la riproduzione e per l’alimentazione.
- Stanziale: che vive tutto il proprio ciclo vitale nello stesso luogo ove trova soddisfacenti condizioni di alimentazione, protezione e riproduzione.
LA TUTELA DELLE SPECIE ANIMALI
Tutte le specie contraddistinte dai suddetti requisiti sono tutelate in varie forme ad esclusione di ratti, topi, arvicole e talpe.
Le modalità della tutela sono differenziate; esistono specie la cui attività di protezione è totale e specie per e quale è possibile un legale prelievo di cui è definita la consistenza.
Di entrambe la legge propone specifico elenco definendo per le seconde i modi, i tempi e il numero massimo prelevabile nell’interesse della salvaguardia delle popolazioni.
LA FAUNA ITALIANA
La fauna italiana è l’insieme delle specie animali viventi allo stato selvatico all’interno del territorio italiano. L’Italia presenta uno dei maggiori livelli di biodiversità in Europa con oltre 57.000 specie segnalate (più di un terzo dell’intera fauna europea).
I Vertebrati costituiscono il 2,2% (1.255 specie) delle specie animali viventi allo stato selvatico all’interno del territorio italiano, con: 120 specie di Mammiferi, 473 di Uccelli, 58 di Rettili, 38 di Anfibi e 568 di Pesci.
COME SI DISTINGUE LA FAUNA
- Per territorio: alpina, mediterranea, europea, euro-asiatica, circum-boreale, africana, australe ecc..
- Per ambiente: fauna abissale, costiera, marina, dulcicola, insulare, montana, desertica, steppica, cavernicola, termofila (fauna calda), microterma (fauna fredda), ecc..
- Per gruppo sistematico: avifauna, ittiofauna, mammalofauna ecc..
- Per periodo storico/geologico: fauna medievale, preistorica, pleistocenica, cenozoica ecc..
LA BIODIVERSITÀ DELLE SPECIE ANIMALI
L’Italia, con oltre 40.000 specie animali, è il paese Europeo più ricco di biodiversità. Per molte specie animali ci sono segnali positivi, e si registrano incrementi rispetto al passato.
- Per esempio gli ungulati, che fino agli anni ’50 erano in forte calo, oggi stanno crescendo in tutta Italia; lo stambecco, che è stato reintrodotto in molte aree protette delle Alpi, conta oggi circa 16000 individui, e il camoscio appenniniconell’ultimo decennio ha duplicato la consistenza complessiva.
- Anche i carnivori, che hanno bisogno di grandi spazi e sono quindi particolarmente vulnerabili, stanno meglio oggi di qualche decennio fa e più di metà delle specie sono in aumento. Lo sciacallo dorato, che fino agli anni ’80 era presente solo nel sud dei Balcani – tra Grecia e Bulgaria – si è progressivamente espanso, è oggi presente in buona parte del nord est del nostro Paese, sta rapidamente colonizzando ampie porzioni dell’Europa orientale ed è arrivato fino alle coste del Mar Baltico. La lontra, quasi estinta solo un ventennio fa, è oggi in recupero, si sta espandendo sia nel centro sud Italia che al nord, con alcuni esemplari che sono entrati in Italia dall’Austria e dalla Slovenia e hanno ricolonizzato alcuni fiumi del Friuli e dell’Alto Adige. I circa 100 lupi che erano sopravvissuti negli anni ’70, sono diventati oggi oltre 2000, e hanno ricolonizzato l’arco alpino, dal quale erano assenti da un secolo.
- La situazione è molto meno positiva per le specie legate agli ambienti acquatici, perché fiumi, laghi e stagni sono ancora oggi minacciati da captazione delle acque, inquinamento e distruzione delle rive. Il risultato è che il 40% delle specie legate agli ambienti umidi sono a rischio di estinzione. Anche per queste però ci sono segnali incoraggianti. Il raro euprotto sardo, una salamandra che vive solo nella Sardegna orientale, è oggetto di un piano di recupero che si spera potrà metterne al sicuro le poche popolazioni residue. I pesci dei nostri fiumi sono uno dei gruppi animali più minacciati, a causa delle dighe che ne ostacolano gli spostamenti e dell’introduzione di pesci esotici fatte dai pescatori.
- Ci sono segnali di speranza anche per le 250 specie di uccelli che nidificano in Italia. Per 37 specie c’è stato un forte aumento delle popolazioni negli ultimi decenni, soprattutto per le specie legate agli ambienti umidi, dove le misure di protezione sono state particolarmente efficaci. Anche per gli avvoltoi, che la persecuzione dell’uomo aveva fatto scomparire da quasi tutta Italia, c’è qualche dato incoraggiante: il gipeto, che con un’apertura alare di quasi tre metri è il più grande rapace che vola nei nostri cieli, oggi è in aumento sulle nostre Alpi, per le reintroduzioni operate in quattro parchi della Francia, Svizzera e Austria.
LE RAGIONI DELLA BIODIVERSITÀ
L’Italia presenta il maggiore livello di biodiversità in Europa con oltre 57.000 specie segnalate (più di un terzo dell’intera fauna europea).
Questo è dovuto principalmente a:
- La posizione geografica: l’Italia è infatti uno dei paesi più meridionali d’Europa, ed è circondata dal mare su tre lati. Presenta 8.000 chilometri di coste e la sua posizione al centro del mar Mediterraneo la rende un corridoio tra il centro e il sud dell’Europa, e il Nord africa. Le specie presenti sul territorio italiano, inoltre, provengono anche dai Balcani. Dall’Eurasia, dal Medio Oriente. L’avifauna italiana inoltre risente positivamente la vicinanza con l’Africa, la penisola e le isole (anche attraverso il ponte Corsica-Sardegna) sono un punto di passaggio fondamentale per gli uccelli migratori, che in alcuni casi possono diventare stanziali (per esempio i fenicotteri).
- La variegata struttura geologica del territorio.
- La presenza di alte catene montuose, soprattutto le Alpi e gli Appennini.
- La diversità di clima e di habitat, – un arco alpino molto ampio al Nord con ambienti glaciali e foreste di conifere, boschi e fiumi al centro, gariga e macchia mediterranea al Sud.
- Notevole diversità di specie botaniche (9.000 specie – almeno la metà del totale europeo, di cui numerose però introdotte dall’uomo sin da epoche protostoriche, come ulivo, cipresso, pino marittimo, pino d’aleppo, castagno, vite ecc..).
L’86% della fauna italiana è terrestre e il 14% acquatico. Gli insetti rappresentano circa i due terzi dell’intera fauna.
L’ESTINZIONE E INTRODUZIONE DI SPECIE ANIMALI
L’Italia risente della presenza umana, che ha determinato:
- L’estinzione di alcune specie in epoca storica o tardo preistorica (uro, bisonte, leone euro-asiatico, prolago sardo, ecc. talvolta con estinzioni locali e poi ritorni da aree vicine, come nei casi della lince e dello sciacallo).
- L’introduzione di specie animali e vegetali prima da tutto il bacino euro-mediterraneo e dall’oriente (già in epoca classica romana e preromana, come la carpa, il coniglio selvatico iberico, il daino ecc. molto maggiore fu il carico di specie vegetali naturalizzate), poi nell’età moderna e nel ‘900 da tutto il mondo. In molti casi queste specie introdotte si sono adattate senza creare eccessivi disturbi al resto dell’habitat (come i fagiani e gli altri uccelli di cacciagione introdotti nel ‘500) o con danni minimi (ad esempio il persico sole), altre si sono rivelate invasive e dannose per la fauna autoctona che tendono a sostituire (come lo scoiattolo grigio americano a danno dello scoiattolo rosso, o del gambero rosso ai danni del gambero di fiume).
- Inoltre buona parte delle specie selvatiche italiane, specie quelle di mammiferi di taglia medio-grande, devono la loro sopravvivenza ed esistenza all’intervento dell’uomo nel corso del tempo, ed in particolare all’attività venatoria medioevale, che contribuì a selezionare, incrociare, diffondere o ridurre la presenza di alcuni animali.
- L’estinzione di alcune specie preistoriche, come il cavallo selvatico Equus ferus e l’asino selvatico Equus hydruntinus, sono state localmente rimpiazzate dal rinselvatichimento di cavalli (talvolta anche in areali in cui le specie selvatiche non esistevano, come i cavalli di Giara) e di asini.
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