IL RECUPERO DELL’OCELOT A RISCHIO ESTINZIONE
Tra gli anni Sessanta e la metà degli Ottanta, il pelo dell’Ocelot era una delle pellicce preferite al mondo e un capo arrivava a valere anche 40mila dollari. Per questa vanità, ogni anno venivano uccisi circa 200mila esemplari. Trent’anni di mattanza fino al 1990, quando, finalmente, ne fu vietato il commercio a livello globale.
L’ocelot, il più grande tra i felini del genere Leopardus, sopravvisse a quei decenni con grande fatica e oggi tutte le sue popolazioni risultano ancora in decremento: in Messico e Stati Uniti è classificato come “minacciato” mentre è “vulnerabile” in Colombia, Argentina e nel Brasile esterno all’area amazzonica.
All’alba del 2019, risolto il problema delle pellicce, ancora non si è trovata una soluzione al commercio illegale di specie esotiche cui è coinvolto l’Ocelot: la bellezza del loro manto maculato e le dimensioni non eccessive li rendono molto richiesti sul mercato nero degli animali da compagnia.
L’OCELOT, UNA RAZZA MINACCIATA
Nel 1982, l'”U.S. Fish and Wildlife Service” ha classificato l’Ocelot come una specie a rischio estinzione, principalmente a causa della caccia e degli incidenti stradali. Questa minaccia costante ha scatenato una risposta collaborativa senza precedenti per salvare questa specie unica. L’Ocelot è un magnifico felino selvatico che ha visto la sua popolazione dimezzarsi, scendendo a soli 100 esemplari
L’ocelot è un felino americano terricolo. Abita ambienti che vanno dalle foreste tropicali alle praterie. Tra i suoi predatori annovera il boa, i puma e i giaguari, ma il più pericoloso rimane l’uomo. Tra gli anni Sessanta e i Settanta rischiò l’estinzione. Ogni anno venivano vendute ben 200.000 pelli finché nel 1990 ne fu proibito il commercio. Attualmente l’ocelot è inserito nella Lista Rossa IUCN sia per la perdita dell’habitat in cui vive sia per il commercio illegale degli esemplari
Ed è la perdita di habitat che minaccia l’ocelot: deforestazione, costruzioni di strade, zone che inaridiscono a causa dei cambiamenti climatici. Oramai questo elegante felino è finito sull’elenco rosso delle specie animali a rischio estinzione. E come se non bastasse, l’uomo lo caccia per il suo stupendo pelo. Per molti anni è stato oggetto di una caccia spietata e anche se in molti Paesi è vietato ucciderlo, i bracconieri rischiano il tutto e per tutto per recuperare la pelliccia striata e maculata di un ocelot.
Sebbene l’ocelot, conosciuto anche con il nome di gattopardo selvatico, non sia una specie in pericolo di estinzione, la popolazione del felino sta pian piano diminuendo. La causa non è solo la frammentazione del suo areale di distribuzione, quanto anche il traffico illegale di specie selvatiche e la consanguineità. Gli esperti sostengono che la popolazione di ocelot in Colombia si sia ridotta e che non si abbia notizia di altri esemplari albini perché scomparsi presumibilmente nel giro di qualche settimana.
IL RECUPERO DELL’OCELOT A RISCHIO ESTINZIONE
La storia della pressione che l’uomo non ha mai smesso di esercitare sulla specie di ocelot insegna che siamo in grado di distruggere intere popolazioni selvatiche ad una velocità imprevedibile. Non si sa ancora se sia una cosa buona che alcuni di questi animalo siano ospitati nei giardini zoologici per tenersi pronti a poter svolgere il proprio ruolo e, se necessario, ripopolare l’habitat naturale.
Forse, così come per tante altre specie, oggi quella della conservazione nei parchi zoologici se non l’unica, è almeno una delle strade possibili per ricostruire.
L’Ocelot è un animale molto affascinante, spesso apprezzato non come essere vivente ma come “fornitore di pellicce”. E’ una triste verità che è inutile tacere, meglio raccontarla, illustrando il suo lato animale, selvatico, vivo, e sperando che sia sempre meno utilizzato per scopi diversi da documentari naturali, studi faunistici e … scatti fotografici di amatori e professionisti innocui.
Per questa ragione diverse agenzie governative, atenei, organizzazioni e centri di ricerca – tra cui U.S. Fish & Wildlife Service, Duquense University e Predator Conservation, hanno unito le forze per reintrodurre l’ocelot in natura con un progetto di ripopolazione della specie dal nome Recover Texas Ocelots. Ognuno ha messo a disposizione le proprie competenze per la conservazione dell’ocelot. Ad oggi i restanti ocelot vivono in ranch privati nel sud del Texas e nel Laguna Atascosa National Wildlife Refuge.
La convivenza con gli allevatori è pacifica in quanto questi felini predano raramente il bestiame, attaccando invece i piccoli roditori e uccelli. Anche i proprietari terrieri stanno dando il loro contributo attraverso un accordo Safe Harbor, una collaborazione volontaria per raccogliere dati sugli ocelot che si aggirano localmente e ripristinare il loro territorio.
LE INIZIATIVE PER IL RECUPERO DELLA SPECIE
Le iniziative prevedono il recupero della specie tramite la reintroduzione di una nuova popolazione, il monitoraggio dei gruppi, la gestione dell’habitat e la ricerca genetica sul gattopardo americano. L’obiettivo è portare la popolazione di ocelot texana ad almeno 200 individui nel corso di 10 anni.
L’impegno c’è tutto. In estate il Caesar Kleberg Wildlife Research Institute (CKWRI) della Texas A&M University-Kingsville, che da quattro decenni studia gli ocelot, ha ricevuto finanziamenti per le attività di studio e di protezione del felino.
L’augurio è di vedere presto più ocelot in natura e festeggiare gli sforzi di protezione di questa specie così vulnerabile.
È così anche per l’Ocelot, un felino selvatico abitante del Centro America, per il quale è partito un progetto di reintroduzione della specie dopo che la popolazione è scesa ai soli 100 esemplari. Il progetto prevede l’introduzione di una nuova popolazione preservata in cattività, il monitoraggio dell’habitat e il costante controllo del nuovo gruppo e di quelli presenti.
IL PROGETTO DI RIPOPOLAZIONE DELLA SPECIE
Diversi animali nel mondo sono a rischio estinzione e la causa, in diverse forme, è l’essere umano. Dalla pesca e la caccia incontrollate, all’appropriazione del loro habitat e agli incidenti con i veicoli, molte specie hanno bisogno di essere protette e, fortunatamente, c’è chi pensa a loro con progetti di tutela e di reintroduzione. È così anche per l’Ocelot, un felino selvatico abitante del Centro America, per il quale è partito un progetto di reintroduzione della specie dopo che la popolazione è scesa ai soli 100 esemplari. Si tratta di uno degli animali a più alto rischio estinzione dell’intero pianeta. Corsa contro il tempo per evitare l’estinzione dell’Ocelot, ne sono rimasti solo 100 esemplari sulla Terra. Un progetto mira a salvare questo felino dall’estinzione.
Gli ocelot più interessati da questa campagna sono quelli ospitati dalla Laguna Atascosa National Wildlife Refuge che oltre a disporre un maggior numero di esemplari presenta anche maggiori spazi, utili per consentire agli ocelot di riprodursi e di crescere con un po’ di privacy, senza essere costantemente sotto le lenti dei ricercatori.
Secondo i promotori del progetto, fra cui il presidente federale della U.S. Fish & Wildlife Service, Martha Williams, questa campagna di riproduzione non sarà a rischio per colpa degli allevatori visto che questi felidi, a differenza di altri animali, non cacciano il bestiame ma si limitano a cacciare roditori ed uccelli, fra cui alcune specie che causano alcuni danni alle campagne coltivate dagli agricoltori.
Il riferimento agli operatori del primo settore ovviamente non è casuale. In passato infatti queste figure hanno fatto ostracismo per la reintroduzione di altre specie carnivore non solo in Texas ma anche in altri stati degli USA. Proprio però per testimoniare come oggi gli agricoltori e gli allevatori siano d’accordo con una campagna di reintroduzione dell’ocelot, alcuni di loro hanno deciso di dare direttamente una mano, istituendo un accordo di collaborazione, simile ai progetti di Citizen Science, in cui dovranno raccogliere dati degli esemplari che si avvicineranno al confine dei loro terreni.
Il primo obiettivo di questo progetto, che ha una durata indefinita, prevede di ottenere almeno altri 100 animali adulti all’interno del Texas entro il 2030 e di redistribuirli all’interno del territorio statale a partire dallo stesso anno. Per far questo, i biologi della conservazione coinvolti dovranno lavorare di comune accordo anche con ecologi e botanici per rintracciare le aree maggiormente indicate per questa reintroduzione.
IL TEXAS VUOLE REINTRODURRE L’OCELOT IN NATURA
Nel 1982 l’”U.S. Fish and Wildlife Service” ha classificato l’Ocelot come specie a rischio estinzione. Nel suo caso sono stati la caccia e gli incidenti con le automobili a ridurne tanto la popolazione. Ora però è iniziato un progetto congiunto tra università, centri di ricerca, agenzie governative e gli abitanti, per reintrodurre il felino e riportare la popolazione ad almeno 200 esemplari entro il 2033.
Negli Stati Uniti, in particolare in Texas, è stato avviato un ambizioso progetto di reintroduzione dell’Ocelot. Università, centri di ricerca, agenzie governative e la comunità locale si sono uniti per creare una strategia complessa e articolata.
Lo stato del Texas vuole promuovere una grande campagna di ripopolamento e reintroduzione in natura dell’ocelot, animale a lungo cacciato dai coloni americani per via della sua pelliccia e ora a rischio estinzione. Numerose istituzioni e centri di ricerca hanno unito le forze per salvare gli ultimi ocelot dall’estinzione. Il progetto prevedere il recupero della specie con una nuova popolazione da reintrodurre in natura.
Un gruppo di scienziati, politici e semplici cittadini si sta impegnando per salvare i pochi esemplari di ocelot presenti in Texas, l’ultimo paese degli USA che continua ad essere abitato da questa specie. L’idea è quella di promuovere una grande campagna di ripopolamento e reintroduzione in natura, che possa aiutare gli ocelot reclusi in ranch privati o in aree recitante dentro le riserve a dare vita a nuove popolazioni e ad ampliare il loro areale. Il governo statale del Texas ha deciso di contribuire alla campagna stanziando vari fondi per le attività di studio e di protezione dell’ocelot e per la prima volta in questo secolo sta pensando anche di acquistare degli esemplari dagli altri rifugi ed allevamenti degli Stati Uniti, per accelerare le prime fasi del progetto.
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